La Regione dichiara lo stato di emergenza per la crisi idrica, ma senza stanziamenti immediati rischia di essere solo un titolo di giornale. E' quanto ho dichiarato con i colleghi Fabio Isnardi e Domenico Ravetti, commentando la decisione della Giunta Cirio di attivare la procedura prevista dalla nuova legge approvata a giugno.
Dal quadro descritto nel Tavolo siccità emerge una situazione gravissima: oltre 70 Comuni e frazioni sono attualmente riforniti con autobotti, altri 106 Comuni hanno già emanato ordinanze o avvisi per limitare l’utilizzo dell’acqua potabile e negli ultimi tre mesi il deficit di precipitazioni ha raggiunto il 55 per cento. Di fronte a numeri così drammatici non basta dichiarare l’emergenza: servono risorse vere, immediatamente. Durante la discussione dell’Assestamento di bilancio nei giorni scorsi la Giunta era pienamente in tempo per inserire fondi dedicati alla crisi idrica e immediatamente utilizzabili da Comuni, Consorzi irrigui e aziende agricole. Senza investimenti, le ordinanze speciali restano strumenti vuoti.
La crisi sta colpendo duramente il comparto agricolo: mais e soia sono nella fase finale della produzione, mentre il riso è nel pieno della fioritura, proprio quando il fabbisogno idrico è massimo. Non possiamo permettere che un intero settore produttivo venga lasciato solo. La Regione deve assumersi la responsabilità di finanziare interventi urgenti e strutturali.
Abbiamo anche chiesto che la Regione convochi con urgenza tutte le ATO piemontesi per una verifica puntuale dell’utilizzo dei fondi PNRR dedicati all’idrico e impostare una strategia per il futuro: è indispensabile capire quali progetti sono in corso, quali sono in ritardo e quali rischiano di non essere completati e concordare gli interventi futuri. La crisi idrica non si affronta solo con le autobotti: servono investimenti sulla rete, sulle perdite, sugli invasi, sulla gestione integrata della risorsa. La dichiarazione dello stato di emergenza è un passo necessario, ma ora servono scelte politiche coraggiose. La Giunta preveda subito dei fondi e apra un confronto serio con le ATO. Il Piemonte non può permettersi di rincorrere la crisi: deve finalmente iniziare a governarla.
